Alla Cina non è andata proprio giù la vendita, annunciata lo scorso 4 marzo, degli asset della società terminalista Hutchison Ports da parte del conglomerato cinese (Hong Kong) CK Hutchison Holdings al consorzio formato dalla società d’investimenti statunitense BlackRock, da Global Infrastructure Partners (specializzata in infrastrutture e controllata dalla stessa BlackRock) e dalla società terminalista Terminal Investment (controllata da compagnia di navigazione svizzera MSC).
“L’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato ha indicato che condurrà una indagine per salvaguardare l’interesse pubblico”, ha affermato nei giorni scorsi il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun in una conferenza stampa tenutasi ieri a Pechino.
Di fatto, la cessione della società terminalista, che si sarebbe dovuta concludere oggi, è stata rimandata a data a destinarsi. Si tratta di una transazione valutata 22 miliardi di dollari che comprende 43 terminal portuali, esclusi quelli situati in Cina ma compresi i due strategici di Panama, a Balboa e Cristobal. Se l’accordo andasse in porto, MSC diventerebbe il primo terminal operator al mondo, superando PSA che oggi detiene la leadership nel settore con 62,5 mln di TEU movimentati.
E’ molto probabile, dunque, che la Cina stia facendo pressione sul fondatore di CK Hutchinson Holdings, Li Ka-Shing, per ritardare o impedire la vendita.
Guo ha affermato che Pechino “si oppone sempre fermamente all’uso della coercizione economica e ad atti di bullismo egemonico che violano e danneggiano i legittimi diritti e interessi di altri paesi”.